Tratto da "il Piacere" di Gabriele D'Annunzio
con Barbara Bovoli, voce narrante
Paolo Damiani, contrabbasso
Musiche originali
“Con D'Annunzio risuonò nella letteratura italiana una nota, fino ad allora estranea, sensualistica, ferina, decadente”. (B. Croce)
Considerato il più famoso romanzo di Gabriele D’Annunzio, ebbe un successo immediato, divenne ben presto emblema di un ideale estetico-decadente destinato a influenzare la letteratura italiana per diversi anni, ed è per questo a giusto titolo un pilastro nel programma di letteratura Italiana delle scuole superiori.
Nel “Piacere” di D’Annunzio autore e protagonista si permeano: Andrea Sperelli è un esteta, ricerca il bello e disprezza il mondo borghese, «costruisce» la sua vita come un'opera d'arte e rifiuta le regole basilari del vivere morale e sociale. Un Don Giovanni che “unisce alla seduzione della sua voce uno sguardo, sottile, penetrante, che sembra svestire le donne, vederle ignude attraverso le vesti, toccarle sulla pelle viva”. Avido d’amore e di piacere, corrompendosi, corrompeva. L’abitudine della falsità gli ottundeva la coscienza. Per la continua mancanza della riflessione, egli diveniva a poco a poco impenetrabile a sé stesso, la sua grande forza sensitiva era la distruzione di un'altra forza, della forza morale. Da questo fil rouge parte l’adattamento “Note di Piacere” ad opera della Bovoli che decide di spogliare il romanzo originale per seguire in maniera cruda e spietata l’evoluzione psicologia e profonda del protagonista: il sostrato culturale in cui Andrea si forma “quella special classe di antica nobiltà italica in cui era tenuta viva una certa tradizion familiare d'eletta cultura, d'eleganza e di arte”; l’influenza paterna “il padre
cresciuto in mezzo agli estremi splendori della corte borbonica, aveva una scienza profonda della vita voluttuaria e gli aveva dato questa massima fondamentale: bisogna fare la propria vita, come si fa un'opera d’arte. La regola dell'uomo d'intelletto, eccola, Habere, non haberi”; l’incontro con Elena Muti “in un attimo, egli incontrò lo sguardo di lei e gli occhi d’ambedue, in quell’attimo, parvero mescersi, penetrarsi, beversi. Ambedue
sentirono aprirsi un abisso in cui tutto il mondo circostante scomparve sotto la forza d’un pensiero unico..”; la passione travolgente tra i due “che li avvolse, e li fece incuranti di tutto ciò che per ambedue non fosse un godimento immediato; provavano una gioia indicibile a lacerare tutti i veli, a violare tutti i misteri, a penetrarsi, a mescolarsi”, l’inspiegabile fuga di lei, la caduta nell’abisso di lui, caduta solo momentanea però perché “egli mentiva. Come sempre, appena lontano l'oggetto immediato da cui il suo spirito traeva esaltazione fatua, egli aveva riacquistato quasi d'un tratto la tranquillità. S'era messo l'abito nero, come al solito, ed era andato a pranzo da sua cugina, come in ognialtro mercoledì..” Ma questa apparente quiete ritrovata non dura perché “non potendo piu conformarsi a una superiore forma dominatrice le sue forze tornavano al primitivo disordine, l'anima sua si difformava. Tesseva, senza scrupolo, una gran trama d’inganni per raccogliere il maggior numero di prede” ed ecco che lo vediamo tornare a passare da un amore all’altro senza ritegno per il solo gusto di corrompere, Amore e Thanatos lo spingono fino al limite estremo di causare, per puro capriccio, un duello mortale in cui egli, inaspettatamente, avrà la peggio. Ma la ferita potenzialmente mortale sarà per lui occasione di rinascita “non mai il senso della vita è soave come dopo l'angoscia del male, e l'anima più inclina alla bontà. Riposava, poiché non desiderava più” ed ecco che dal letto dove giace, a poco a poco “incominciò a vedere in ogni aspetto delle cose, uno stato dell'anima sua”, è il famoso Panismo Dannunziano dove l’individuo si annulla per fondersi completamente con la natura e così il mare, che si stende sotto la terrazza della sua camera, diventa per lui occasione per un viaggio all’inferno: “un viluppo di nuvoli paonazzi ergevasi simile a una zuffa di centauri sopra un vulcano in fiamme” e di espiazione “a che vivere? Tutte le violazioni ch’egli senza pudore aveva fatte alle sue idealità gli suscitarono un ribrezzo di sé e piangeva, chino sul davanzale, abbandonato, sotto il peso della sua miseria” E così Andrea, scendendo in un abisso sempre più profondo e distopico, diventa simbolo della continua lotta tra pulsioni e ideali che interroga e parla a tutti noi, o almeno..a tutti quelli tra noi, che almeno una volta nella vita, hanno amato. Alla scelta autoriale di prediligere la pura trama psicologica, si affianca una scelta musicale che, attraverso una loop machine, mescola più ritmi sincopati creando una sensazione di inquietudine, movimento, sorpresa, tensione, tessendo una scenografia musicale che avvolge le azioni dei nostri protagonisti. Proprio con questo scopo nasce “Note di Piacere”, uno spettacolo che dichiaratamente vuole fuggire la canonica forma del reading, e attraverso la scelta del jazz fa propria l’improvvisazione tipica della jam session. Un percorso di improvvisazione tra attore e musicista già con successo sperimentato in altri due spettacoli dalla Bovoli accanto a Danilo Rea in “Omaggio a Caruso” e “La vera storia di Billie Holiday”, e dal Damiani con numerose altre attrici quali Lella Costa, A. Finocchiaro, S. Bergamasco..
L’obiettivo: creare uno spettacolo che diventi dialogo tra la voce recitante e note, realizzi un happening ogni sera diverso, ogni concerto, un esperienza unica.